About Us

Uno dei nostri sogni é sempre stato quello di viaggiare in lungo e in largo senza avere la pressione di tornare alla routine giornaliera, ma con un senso di libertà assoluto. 

Per questo motivo, abbiamo deciso di lasciare tutto e tutti e partire all'avventura alla scoperta dell'America Latina. 

Dato che questo viaggio é all'insegna della libertà, non vi é un percorso ben definito, questo sarà delineato man mano che avanzeremo, godendoci appieno il tempo e il luogo presente.

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Home - Vamos Away - From Cuba to Patagonia

Il viaggio da Granada al Costa Rica è durato un granello di tempo rispetto alle lunghe distanze a cui ormai siamo abituati ad affrontare. Per entrare in Costa Rica occorre avere un biglietto di uscita e per fortuna siamo stati avvisati in tempo da poterne acquistare uno con data flessibile prima di imbarcarci sul bus a destinazione di Liberia. Il motivo per cui i controlli sono più severi in Costa Rica è dovuto al fatto che parecchi turisti una volta entrati nel Paese non hanno più voluto lasciarlo.

A Liberia, una cittadina tranquilla nel nord del Costa Rica, ci dà il benvenuto Andres, il nostro “host” di Airbnb per i prossimi giorni. Andres viene da Sciaffusa e vive in Costa Rica già da due anni circa, per motivi lavorativi. Essendo ingegnere, si sta occupando di un progetto legato al riciclaggio, che prevede l’introduzione di una tecnologia che divide i rifiuti, al fine di smaltirli in modo ecologico e sostenibile. Ci fa sentire subito come a casa, cucinando per noi una cena tipicamente svizzera a base di rösti e preparandoci colazioni gustose e sane con birchermuesli e frutta fresca.

La sua ospitalità è davvero eccezionale, ci divertiamo a scambiare qualche chiacchiera e fare discorsi su ogni argomento e riusciamo perfino a rinfrescare il nostro tedesco. Questo viaggio ci sta permettendo, oltre che visitare luoghi e conoscere persone fantastiche, anche di conversare in tutte le lingue che conosciamo.

Grazie ai suoi consigli, esploriamo i dintorni per lo più camminando tanto e andando in natura, osservando la ricchezza di fauna e flora. In questa regione, chiamata Guanacaste esistono diversi ecosistemi i quali convivono a pochi metri di distanza: pampa, canyon e foresta secca. Un giorno risaliamo una vallata ricoperta da una foresta rigogliosa per raggiungere una fattoria che alleva animali e coltiva ortaggi e frutta in modo organico. Dopo un’ora e mezza di cammino ad una temperatura costante di quasi 30 gradi, arriviamo soddisfatti alla meta. Lungo la strada osserviamo uccelli colorati di ogni tipo, alberi enormi con frutti a noi non noti, fiori di ibisco, scimmie urlatrici il cui suono emesso assomiglia a quello del giaguaro, e bovini snelli che ci fissano intensamente come se non avessero mai visto un essere umano nel raggio di chilometri.

Guanacaste - Costa Rica
Tree in Guanacaste - Costa Rica
Guanacaste - Costa Rica
Another beautiful tree in Guanacaste - Costa Rica
Colorful bird eating fruits - Costa Rica
Monkey at Vandara Organic Farm- Costa Rica
  • Guanacaste - Costa Rica
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  • Another beautiful tree in Guanacaste - Costa Rica
  • Colorful bird eating fruits - Costa Rica
  • Monkey at Vandara Organic Farm- Costa Rica
  • Alla fattoria Vandara ci viene offerta la possibilità di usufruire delle loro terme naturali, le cui acque provengono dal vulcano Rincon de la Vieja. Anche se accaldati dalla camminata, ci immergiamo nelle vasche di acqua calda attorniate da una foresta incantevole. I costaricensi ci paiono molto gentili e disponibili: José che lavora alla ricezione ci offre un passaggio per tornare in pianura e così ci godiamo il tragitto di ritorno seduti sul retro del suo pick-up con l’aria calda che ci accarezza la faccia.

     

    Al nostro rientro a casa da Andres, lo vediamo nel suo giardino, impegnato nella sua perenne caccia alle iguane. Cerca di trovare modi sempre più ingegnosi e creativi per impedire di farle entrare nel suo territorio, dato che le sue piante e ortaggi sembrano attrarle come il miele con gli orsi. Lungo il muro che delimita il suo giardino sono stati fissati ganci e punte affilate, le quali dovrebbero fungere da ostacoli. Le trappole non sono state efficaci, ci racconta, e per questo motivo ogni tanto si apposta nella sua veranda con un fucile ad aria compressa. Gli chiediamo qualora avesse già assaggiato carne di iguana e ci risponde sorridendo che ama andare a caccia di iguane; la qualità della carne può essere paragonata a quella di un galletto.

    Ci propone come nostra ultima attività a Liberia di fare una camminata all’alba per andare ad osservare i volatili che si radunano vicino ad un fiume fuori città. Sveglia ore 4.30, partenza ore 5 del mattino, con passo spedito da ex boy scout Andres ci guida fino alla periferia della città e poi oltre, verso fiumi in secca, canyon, boschi e campi. Dopo oltre un’ora e mezza, arriviamo al fiume, però di uccelli quella mattina non se ne sentono né se ne vedono… come consolazione ci fermiamo a fare colazione con panini preparati amorevolmente da Andres (come faceva papà Mario alle gite in montagna in casa Corica) e torniamo in città ormai quando il sole è alto in cielo. In questi giorni abbiamo fatto più attività fisica di 3 mesi messi insieme, e ne siamo davvero grati!

     

    Dopo gli sforzi fisici e il caldo insopportabile di Liberia, decidiamo di dirigerci verso la costa nord ovest della stessa regione per goderci un po’ di brezza marina e ambiente da spiaggia…non vediamo l’ora di fare un tuffo nel Pacifico!

    In Nicaragua si dice che Leon si contraddistingua per essere di spirito più liberale rispetto alla conservatrice Granada. Quest’ultima è una città coloniale spagnola con case antiche, chiese che risalgono al 1500 e suoni di carrozze trainate da cavalli che fanno da sottofondo a questa città colorata sulle sponde di uno dei più grandi laghi del continente americano. Il lago Nicaragua, chiamato anche “Cocibolca” che in lingua Nahuatl significa “mare dolce”, è il secondo lago più grande dell’America Latina, superato solamente dal lago Titicaca tra Perù e Bolivia. Può vantare la presenza di oltre 400 tra isole ed isolette, due vulcani sull’isola più grande di Ometepe ed infine un altro vulcano che fa da sfondo a Granada, il Mombacho

    Il caldo opprimente che ricordava molto il nostro soggiorno a Cuba in piena estate, ci ha spinti ad esplorare più che altro le sue ricchezze naturalistiche caratterizzate da bacini d’acqua e le famose isolette sul lago, in modo da sopportare le ore più calde del giorno. Delle oltre 400 isolette, ne abbiamo viste e visitato solamente alcune e con nostra grande sorpresa queste sono state privatizzate per essere vendute a privati. In questo senso, i VIP nicaraguensi e altri milionari stranieri hanno acquistato queste isolette per costruirci la loro villa, utilizzata come residenza secondaria. Abbiamo visto che un cittadino francese vendeva la sua isola, incluso il suo hotel alla modica cifra di 350'000 dollari americani. Le case e il terreno in Svizzera costano un pelino di più, quindi chi fosse interessato ad accaparrarsi un pezzo di paradiso lacustre può mettersi in contatto con Mario, la guida più informata del Nicaragua che potrà darvi i contatti giusti.

    A parte le grandi case lussuose, questo angolo di lago è ricco di fauna e flora, ci sono mille varietà di volatili, pesci, tra cui un tipo di squalo di acqua dolce, che vive solamente in questo lago, e un paio di scimmie portate da un veterinario su una delle isolette. Queste simpatiche creature ci fanno un po’ pena visto che sono relegate in un pezzettino di terra attorniato da acqua e non possono certamente spostarsi a nuoto.

    ... y barquitos
    Non solo isletas, tambien arboles
    Las isletas tour
    Pelican at work
    Monos, living la vida loca
    Las fantasticas Isletas en el Lago Nicaragua
    Vulcano Mombacho - Nicaragua
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  • Vulcano Mombacho - Nicaragua
  • La laguna de Apoyo è un altro bacino di acqua dolce, di dimensioni decisamente più ridotte rispetto al Cocibolca, creatosi grazie ad una potentissima eruzione vulcanica 23,000 anni or sono. Il cratere piano piano si riempì d’acqua venuta da fiumi sotterranei e acqua piovana e attorno si formò una vegetazione tutta particolare con una ricchezza incredibile di flora e fauna. Essendo parte di una riserva naturale protetta, si è potuto mantenere un’acqua pulita e non contaminata. Infatti, farsi un tuffo in questa laguna è d’obbligo se si è da queste parti, la temperatura dell’acqua è sempre costante tra i 27 e i 28 gradi, rendendo il bagno molto rilassante. L’unica cosa un po’ spiacevole di questi luoghi selvaggi è il fatto di rischiare di essere derubato o assaltato se si decide di avventurarsi nei boschi attorno alla laguna, anche se il Nicaragua è considerato uno dei Paesi più sicuri del Centro America. Per questo motivo, è sempre bene chiedere alle persone in loco prima di andare a fare escursioni o camminate in luoghi isolati e non tanto frequentati.

    Leggendo di Masaya, centro di artigianato del Nicaragua ci siamo subito interessati a dare un’occhiata al mercato artigianale presente in questa cittadina tra Granada e la capitale, Managua. Dopo aver visitato Chichicastenango e altri villaggi indigeni in Guatemala, questo mercato non ci è parso particolarmente interessante, per cui abbiamo deciso di concentrarci piuttosto sull’aspetto naturalistico di questa regione e trovare altri progetti sull’artigianato nelle prossime destinazioni.

     

    Parlando con Mario, un giovane nicaraguense in gamba che ci ha fatto da guida alle isolette, ci siamo un po’ fatti un’idea della situazione attuale del Paese in ambito sociale, economico e politico. Mario, 29 anni, con due figli e una moglie, viene da una famiglia contadina e ha dovuto studiare da autodidatta, per poter accedere all’università e studiare turismo. Secondo lui, il livello delle scuole pubbliche, come pure delle altre scuole tecniche è scadente, per cui assumono professori non preparati per risparmiare sui salari. Questo ha fatto sì che per diventare guida ufficiale, Mario ha supplito alle mancanze dell’università, studiando per conto suo a casa dopo le lezioni. Per quanto riguarda il governo, ci spiega che l’attuale presidente, sebbene appartenga al partito sandinista (movimento rivoluzionario che ha soverchiato la dittatura sostenuta dagli USA) non applichi i valori originali di socialità e un’educazione per tutti. Si distribuiscono beni di prima necessità come cibo alle persone più bisognose, gli ospedali e i servizi medici sono gratuiti per tutti (anche per gli stranieri), ma non si fornisce la base per potersi sviluppare e diventare indipendenti. La base è sicuramente un’educazione di qualità e accessibile a tutti i ceti sociali.

    Il Nicaragua ha sofferto molto a causa della sua storia di colonizzazione, dittatura, guerre, embargo americano, ecc. ma esistono per fortuna persone come Mario, che nonostante tutto, sono determinate non solo a farcela, ma anche a lavorare sempre con il sorriso, rendendo indimenticabile il soggiorno di turisti e viaggiatori. 

    Dopo alcuni giorni di “vacanza” con visite a varie attrazioni nei dintorni di Copàn, abbiamo optato per proseguire direttamente verso il Nicaragua. Data la stagione piovosa sulle coste caraibiche, abbiamo deciso di non prenderci gli acquazzoni sulle isolette dell’Honduras, anche se nella bella stagione queste devono essere paradisiache con acque cristalline e spiagge bianche.

    Il trasporto da Copan fino a Leòn in Nicaragua è stato assai provante, stipati in un minivan per un totale di 15 ore di viaggio movimentato, a causa della guida sportiva dell’autista. Arrivati in tarda notte a Leon, Manuel, il proprietario di casa da cui abbiamo affittato una stanza ci ha dato il benvenuto nella sua modesta dimora. Lo stile dell’arredamento e delle case a Leon ci ricorda parecchio Cuba, con un’architettura tipicamente coloniale spagnola e mobili d’antiquariato. Finestre e porte inferrate sono spesso aperte, così che camminando per le vie della cittadina è possibile scorgere il patio interno con sedie a dondolo e divani antichi su cui fanno la loro siesta pomeridiana le persone che ci abitano.

    Capitiamo a pennello per assistere ad una celebrazione molto particolare e tradizionale del luogo: la festa di San Jeronimo, un santo patrono di tante città in Nicaragua, rappresentato come contadino barbuto e nominato anche medico dei poveri. La sua statua viene trasportata fuori dalla cattedrale principale ad un’altra chiesa con una processione composta da musicanti, ragazzi vestiti da tori che ballano sfrenatamente e vengono colpiti con verghe e mazze da altri ragazzi, drag queens, e altri personaggi un po’ bizzarri. Il tutto è condito da tanto alcool, fuochi d’artificio e petardi. Il giorno dopo la processione, San Jeronimo viene riportato nella cattedrale con il suo seguito di adoratori.

    Siamo riusciti a filmare qualche scena interessante, ecco il video:

    Oltre agli aspetti culturali, questa volta vogliamo assaporare un po’ di azione e adrenalina. Quindi ci registriamo senza pensarci troppo ad un tour sul vulcano situato nella regione. Questa escursione include una risalita a piedi e una discesa libera dalla cima, slittando su una rudimentale tavola. Ci mettiamo in marcia di buon mattino con materiale per la discesa, inclusa la specie di tavola-slitta in spalla. La salita è abbastanza tosta con il sole cocente e senza un albero a fare ombra, ma la vista sul territorio circostante è mozzafiato. L’altezza del “Cerro Negro” è di 728 m ed è un vulcano attivo, la sua ultima eruzione risale al 1999. Arrivati sulla cima, dal cratere escono dei fumi bollenti e la terra su cui posiamo i piedi è altrettanto calda.

    Dopo lo sforzo per arrivare alla cima, ora è tempo di goderci un po’ di discesa avventurosa. Seduti ben saldi sulle nostre due tavole in legno, con i piedi ci spingiamo per scivolare sulla lava sabbiosa e iniziamo la nostra discesa a tutta velocità. Per fortuna abbiamo delle tute e delle mascherine che ci proteggono dal materiale lavico che ci arriva su tutto il corpo, ma l’esperienza è stata pazzesca. Slittare su un vulcano non è cosa da tutti i giorni e ci fa un po’ tornare ragazzini, quando si slittava su dei sacchi in plastica da colline innevate.

    Quando arriviamo alla base del vulcano, sembriamo dei minatori sudati, con polvere nera appiccicata in faccia e dappertutto e l’unica cosa a cui pensiamo in quel momento è buttarsi in acqua o sotto la doccia. 

    Cerro Negro Volcano
    Hiking the volcano with our equipment
    Volcano valley
    Volcano valley and people walking on the edges
    Biggest crater of Cerro Negro
    Are we on the moon?
    Ready to slide down the Cerro Negro
    Diana's volcano boarding
  • Cerro Negro Volcano
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  • Diana's volcano boarding
  • Salutiamo la famiglia numerosa di Manuel che vive sotto lo stesso tetto con un cane e che gestisce praticamente in casa anche un salone di bellezza, dirigendoci verso Granada, alla ricerca di altre avventure nicaraguensi. 

    In pochi giorni a disposizione in Honduras, abbiamo concentrato delle visite ai punti di attrazione più importanti della zona di Copan. Visto che abbiamo affrontato un lungo viaggio da Antigua a Copan, ci siamo concessi il lusso di andare a rilassarci alle terme naturali maya di Agua Caliente, un paesino immerso nella giungla e nel verde. L’unico modo per raggiungere questo posto segreto è con un veicolo 4X4, adibito ad affrontare strade sterrate, pozze enormi, massi e scarpate da capogiro.

    Le acque termali sgorgano da una montagna e il fiume che scorre lungo la vallata ha una temperatura che può arrivare ai 70 gradi circa! La struttura creata ha mantenuto un aspetto naturalistico con l’utilizzo di materiali naturali per creare piccole vasche e sentieri tra una postazione e l’altra completamente immersi nella selva. La varietà di acque termali è notevole: ci si può immergere in vasche di acqua fredda fino a bacini di temperature più elevate.

    Grazie alla bassa stagione e la poca affluenza in questo periodo, abbiamo le terme quasi tutte per noi.  

    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
    Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
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  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
  • Termales Luna Jaguar en Agua Caliente
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  • Ritemprati dalle acque termali di Luna Jaguar (posto consigliatissimo!), decidiamo di visitare una piantagione di caffè in cui coltivano e processano il caffè dalla A alla Z. Dopo essere stati colpiti molto positivamente dal caffè guatemalteco, siamo curiosi di scoprire come viene prodotto fino ad arrivare nelle nostre tazzine. Avevamo già sentito che il caffè del Centro America è uno dei migliori al mondo e possiamo ora confermarlo dopo aver avuto la fortuna di provarne diverse varietà in bar e caffè del Guatemala. Ora è la volta dell’Honduras!

    Abbiamo una guida molto giovane che ci accompagna al tour della piantagione Welchez, un ragazzo originario del posto che ci spiega non solamente tutto il processo che avviene dalla coltivazione della pianta da caffè alla tostatura dei chicchi, ma è anche interessante conoscere dettagli sull’ecosistema adatto per fare crescere le piante da caffè e gli animali che bazzicano in questo ambiente. Facciamo una camminata di circa un’ora nella natura, osservando le piante, gli alberi necessari per fare ombra in modo che le piante da caffè non siano troppo esposte al sole e udendo i canti e i versi di diversi animali. Il clima adatto per fare crescere il caffè deve essere fresco e mite tutto l’anno, per cui normalmente le piantagioni si trovano ad una certa altitudine.

    Per menzionare un po’ di storia, la pianta del caffè è originaria dell’Etiopia ed è in seguito stata esportata in altre zone dell’Africa, in Sud America, Centro America, e Sud Est Asiatico. Quindi quando si gusta una tazza di caffè espresso, bisogna ricordarsi che il suo processo è lungo e laborioso. I frutti vengono raccolti e selezionati manualmente per poter creare una varietà di alta qualità. Grazie a questa esperienza, bere una semplice tazza di caffè assumerà da ora in avanti tutto un altro significato, pensando a quante persone hanno lavorato duramente per produrre questa bevanda.

    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
    Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • Coffe tour Finca Welchez - Honduras
  • L’Honduras è conosciuto anche per essere chiamata “Repubblica delle banane”, nome coniato da uno scrittore americano O. Henry agli inizi del 900 che scrisse delle storie brevi ispirate dalla sua esperienza nel Paese. Questo termine descrive in modo peggiorativo una dittatura che sostiene e favorisce, tramite tangenti ricevute da parte di multinazionali e grandi aziende, lo sfruttamento su larga scala di piantagioni in agricoltura, specialmente la coltivazione di banane. In questo caso, per tutto il secolo scorso l’Honduras e altri Paesi in Centro America (succede ancora tutt’oggi) hanno sofferto di governi corrotti e politica guidata da interessi di multinazionali in agricoltura e risorse naturali, lasciando la ricchezza in mano a poche famiglie. Sebbene la situazione sia tutt’ora lungi da essere migliore, abbiamo fatto la conoscenza di giovani intraprendenti come Fernando dell’ostello Berakah a Copan, il quale lotta giornalmente e lavora non solo per dare un futuro migliore ai suoi figli, ma anche per dare un’altra immagine del suo Paese, rispetto a quella pubblicizzata nei media. Non possiamo che sostenere e parlare di queste persone per dare un piccolo impatto positivo a questo bel Paese, ricco di natura incontaminata, cultura e persone accoglienti, con tanta voglia di dare valore al posto in cui vivono.

    Prima di proseguire per l’Honduras, torniamo ad alloggiare ad Antigua presso Miwa e Kohei, la coppia di giapponesi, i quali ci danno un caloroso benvenuto. Pure la loro cucciola “Coco”, un cane davvero affettuoso che ama spaparanzarsi sul divano, ci fa le feste. Il mattino seguente partiamo alla volta di Copan, un villaggio sonnolento conosciuto per lo più per le sue rovine di un’antica città Maya. 

    Il paesino di Copan è caratterizzato da stradine acciottolate e da case colorate, mentre i suoi abitanti sfoggiano uno stile “western” con camicie a quadrettoni infilate nei pantaloni, cinturoni in pelle, cappelli da cowboy e un machete in mano. Il machete non vuole essere utilizzata come arma (ignorate quindi l’immagine sanguinolenta del film “Machete”), bensì come arnese per affrontare la natura selvaggia e tagliare il mais nei campi.

    Ci organizziamo per andare a visitare le rovine maya con un esperto locale, dato che l’esperienza di avere qualcuno che spieghi e racconti la storia e la vita di queste antiche civiltà, dà molto di più rispetto alla semplice lettura di un libro-guida. La spesa extra in questi casi è ben giustificata. Malvin, originario della capitale Tegucigalpa, ci mette letteralmente alla prova interrogandoci sulla natura di alcune sculture e sui possibili motivi per cui questa città fu abbandonata e la civiltà con il passare dei secoli andò in declino. Grazie alle visite di altri siti maya e zapotechi in Messico, eravamo preparati, per cui non abbiamo fatto la figura degli ignoranti. Alla fine di questo viaggio diventeremo esperti in materia, chissà…

    Secondo le spiegazioni di Malvin, questa città raggiunse il suo massimo splendore tra il 400 e il 800 d.C. con una popolazione di oltre 20'000 persone in un’area di circa 250 chilometri quadrati.

    Nella classe nobile di Copan era di consuetudine praticare la poligamia e l’incesto, per cui parecchi figli di nobili nascevano con malattie mentali o malformazioni fisiche. L’unica differenza con altre civiltà (romani, egizi, europei …), per cui quest’ultimi succedevano come primi geniti ai loro padri regnanti, in questa società essi non venivano presi in considerazioni come futuri regnanti. La nostra guida scherzando ci dice che forse anche questo era uno dei motivi per cui la loro civiltà andò in declino, ossia non valorizzando abbastanza la donna (testuali parole!).

    Sebbene fosse una civiltà molto avanzata in astronomia, matematica, fisica e altre conoscenze naturali, i Maya non presero in considerazione il fattore ambientale, perché deforestavano estensivamente per procurarsi il legno utilizzato sia per trasportare massi enormi, che per produrre calce, indispensabile per le loro costruzioni. Conseguentemente, il territorio soffrì di erosione e con il tempo vi furono anche cambiamenti climatici, con periodi di siccità che causarono gravi carestie.

    Oltre al problema dell’approvvigionamento di cibo, la città venne abbandonata a causa della sovrappopolazione, per cui ci furono già a quei tempi migrazioni verso altre zone e città del Centro-America.

    La bellezza di questo sito riguarda la sua ubicazione particolare, trovandosi immerso in una selva di alberi con secoli di vita, animali selvatici come uccelli di ogni tipo e pappagalli coloratissimi, e piantagioni di caffè e banane. Camminando tra queste piramidi ancora ricoperte dalla giungla, fantastichiamo di vivere in un film di Indiana Jones. L’avventura continua con altre scoperte nei prossimi giorni!

    Albero spinoso a Copan
    Scultura maya a Copan Ruinas
    Las ruinas de Copan
    Diana y Malvin, el savio en las ruinas de Copan
    Una serie di teschi a Copan Ruinas
    Las ruinas de Copan
    Las ruinas de Copan
    Las ruinas de Copan
    Las ruinas de Copan
    Incontro tra pappagalli sulle rovine di Copan
    Incontro tra pappagalli sulle rovine di Copan
    Bel pappagallo coloratissimo a Copan Ruinas
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