About Us

Uno dei nostri sogni é sempre stato quello di viaggiare in lungo e in largo senza avere la pressione di tornare alla routine giornaliera, ma con un senso di libertà assoluto. 

Per questo motivo, abbiamo deciso di lasciare tutto e tutti e partire all'avventura alla scoperta dell'America Latina. 

Dato che questo viaggio é all'insegna della libertà, non vi é un percorso ben definito, questo sarà delineato man mano che avanzeremo, godendoci appieno il tempo e il luogo presente.

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Home - Vamos Away - From Cuba to Patagonia

La nostra avventura centro americana volge piano piano al termine e si conclude a Panama City. Questa città è caratterizzata da enormi contrasti tra il vecchio e il moderno: sempre più numerosi grattacieli si ergono dall’asfalto, e pure la città vecchia non è immune da cambiamenti… infatti antichi edifici coloniali vengono ristrutturati per dare vita ad appartamenti, negozi e ristoranti. Si percepisce subito un dinamismo e un ritmo di vita molto più frenetico rispetto alle isole di Bocas del Toro. Panama è conosciuta per essere una specie di paradiso fiscale, in cui i capitali stranieri sono ben accolti. Tanti edifici e grattacieli benché nuovi di zecca risultano essere vuoti e inabitati. Nella parte moderna non ci si può praticamente muovere a piedi poiché c’è il continuo rischio di essere investiti da automobili che vanno a tutta velocità; chi ha modellato questa città non ha pensato ai pedoni e alle biciclette. Le aree verdi purtroppo sono limitate e il passatempo dei suoi abitanti consiste nel girovagare all’interno di centri commerciali dalle proporzioni esagerate, rinchiusi in una bolla di aria condizionata. Per fortuna esiste ancora il “Casco Viejo”, il quartiere antico in cui si possono fare due passi all’aria aperta e godersi il panorama della zona costiera. 

Panama City
Panama City skyscraper
Casco viejo - Panama City
  • Panama City
  • Panama City skyscraper
  • Casco viejo - Panama City
  • Non ci perdiamo la visita al famoso canale di Panama, una creazione ingegneristica incredibile, che collega l’oceano Atlantico con quello Pacifico e viceversa. Il canale era stato ideato inizialmente dai francesi nel 1870 circa, venne in seguito ripreso dagli americani agli inizi del `900 che conclusero il progetto nel 1914, impiegandoci 7 anni. Gli USA ebbero il controllo diretto e la gestione del canale per tutto il secolo, fino a che i panamensi cominciarono a reclamarne il diritto di gestione sul loro territorio. La gestione completa del canale passò nelle mani dei panamensi soltanto nel 1999.  Il canale è lungo 81 km e ha diverse chiuse che permettono il passaggio di grandi navi da carico provenienti da diversi continenti. Si dice che sia il nodo centrale di smistamento commerciale del mondo.

    Canale di Panama
    Canale di Panama
  • Canale di Panama
  • Canale di Panama
  • La nostra ultima tappa in Centro America si conclude proprio qui, un luogo strategico che collega vari continenti. Abbiamo potuto visitare ben 7 Paesi in questi 3 mesi e mezzo, conoscendo un po’ della loro storia, cultura, economia, politica e società.  Oltre ai luoghi spettacolari e alle nuove conoscenze, gli incontri con persone davvero speciali ed eccezionali sono stati quelli che ci sono rimasti più nel cuore.

    Gracias a Cuba, Mexico, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama per averci accolti con calore e gentilezza (chi più, chi meno), quizas, nos veremos pronto!

    Ora partiamo alla scoperta del Sud America, siamo come sempre super carichi e curiosi di andare avanti per il nostro cammino, che è anche la vita!

    Dopo una breve sosta di qualche notte a San José, capitale del Costa Rica, non vediamo l’ora di raggiungere l’arcipelago di Bocas del Toro a Panama. San José non è di certo una bella città, caotica, trafficata e con edifici decadenti. Abbiamo avuto parecchie difficoltà nel trovare un ristorante che offrisse delle pietanze digeribili, poiché la città è invasa da catene di fast-food e snack bar. Ormai siamo arrivati al punto di sognare i piatti delle nostre madri e le specialità di casa. Questo fa parte delle gioie e dei dolori del viaggio.

    Fino alla dogana tra Costa Rica e Panama tutto è filato liscio, a parte un incidente stradale che a quanto pare non accade raramente… lo stile di guida del Centro America come si può immaginare è assai creativo e irrazionale. Arrivati alla frontiera tra Costa Rica e Panama dobbiamo affrontare delle sfide non da poco. Come per ogni Paese che visitiamo, ci informiamo sempre sulle regole di entrata ed uscita, e in questo caso per il Panama avevamo letto su guide e su blog di altri viaggiatori che bastava avere un passaporto valido e un biglietto aereo di uscita dal Paese. Ebbene non è stato così, il centro di controllo immigrazione ci ha fatto parecchie storie, perché quel giorno richiedevano invece un biglietto di rientro nel nostro Paese di origine o di residenza, quando invece avevamo acquistato un biglietto aereo con destinazione Medellin in Colombia, la nostra prossima meta dopo Panama.

    Non ci potevamo credere, che regola assurda è questa! Neanche un biglietto aereo per Malpensa andrebbe bene, perché non si trova in Svizzera… quindi dopo discussioni e tentativi inutili di fare ragionare il doganiere addetto a darci il tanto sognato timbro sul passaporto, abbiamo dovuto escogitare in poco tempo un piano d’azione per risolvere questa situazione. La dogana si trova in una specie di limbo nel bel mezzo del nulla, con cani randagi e qualche catapecchia sparsa qua e là, per cui non avevamo nessuna voglia di dover alloggiare in quel posto anche solo per una notte. Grazie all’aiuto di un tizio in loco che ci ha guidati verso l’unico chiosco con un PC e connessione internet, siamo riusciti ad acquistare un secondo biglietto con destinazione Zurigo. In quei momenti adrenalinici, l’esperienza di agenzia viaggi all’USI è stata fondamentale, perché sono riafforati alla mente conoscenze preziose riguardo alle condizioni di cancellazione di alcune compagnie aree, come Swiss e Lufthansa, le quali permettono la cancellazione gratuita di biglietti di alcune categorie entro le 24 ore dalla prenotazione.

    Non eravamo gli unici viaggiatori ad avere questo tipo di difficoltà, tanti altri si sono ritrovati spiazzati da queste regole ferree e illogiche. Di certo condizioni di questo tipo non favoriscono il turismo e ci siamo resi conto di quanto sia difficile viaggiare liberamente per il mondo senza avere un biglietto di rientro. La libertà di spostamento è ancora un miraggio in questo mondo e per un momento abbiamo provato cosa voglia dire essere ostacolati nell’entrare in un Paese.

    Finalmente con i biglietti in mano che avremmo in seguito cancellato entro le fatidiche 24 ore, abbiamo ottenuto il tanto desiderato timbro e siamo potuti salire sul nostro shuttle con a bordo altri viaggiatori, i quali cihanno aspettato con pazienza. L’avventura può continuare, evviva!

    Bocas Town è raggiungibile solamente via barca o via aereo. Si respira un’atmosfera caribeña, in cui le strade sono per lo più trafficate da biciclette, le case sono coloratissime e fatte in legno e gli abitanti di questi luoghi hanno un’espressione assai rilassata e un ritmo in armonia con la tranquillità delle acque caraibiche. Forse è per questo che alla dogana sono così rigidi con i viaggiatori, la loro intenzione è forse scoraggiare gli stranieri a scoprire un posto simile ed evitare che si fermino per sempre?

    Alloggiamo presso una famiglia olandese composta da madre, i suoi due figli piccoli in età pre-scolastica e il nonno arrivato in visita dall’Olanda per costruire ai suoi nipoti una casetta da gioco nella piccola giungla che attornia la loro guest house. Decidiamo di fermarci per una settimana in questo luogo pacifico, siamo un po’ stanchi del viaggio e degli spostamenti continui.

    Questo arcipelago è formato da diverse isolette paradisiache con una vegetazione e fauna impressionanti, tra cui mangrovie, palme con cocchi, rane coloratissime, bradipi, e molte specie di uccelli. Tra la fauna abbiamo avuto il dispiacere di subire attacchi da parte delle famose “chitras”, degli insetti che si nascondono nella sabbia, a cui piace nutrirsi di sangue umano. Si trovano purtroppo su quasi tutte le spiagge e l’unico modo per combatterle è cospargersi di olio e di repellente anti zanzare. Adesso capiamo perché alcune spiagge siano totalmente deserte e le persone di rado si sdraiano sulla sabbia. Bisogna praticamente stare continuamente in acqua, e ciò non ci dispiace affatto… il mare è di un azzurro intenso e i paesaggi sono esattamente come quelli ritratti in cartolina.

    Bocas Del Toro - Panama
    Bocas Del Toro - Panama
    Isla Carenero - Panama
    Isla Carenero - Panama
    Isla Carenero
    Isla Carenero - Bocas del Toro - Panama
    Boca del Drago - Panama
    Boca del Drago - Panama
  • Bocas Del Toro - Panama
  • Bocas Del Toro - Panama
  • Isla Carenero - Panama
  • Isla Carenero - Panama
  • Isla Carenero
  • Isla Carenero - Bocas del Toro - Panama
  • Boca del Drago - Panama
  • Boca del Drago - Panama
  • Facciamo anche degli incontri mistici in questi luoghi selvaggi: un giorno camminando in un sentiero lungo la costa, scorgiamo un accampamento e un tizio che sta facendo il caffè in una caffettiera tipicamente italiana riscaldandola su un fuoco. Al momento non ci facciamo molto caso, poi più avanti seduti ad un bar da spiaggia vediamo un viso familiare. Si trattava di Alessandro, un musicista chitarrista di flamenco italiano, conosciuto anni fa in occasione di spettacoli di flamenco a Milano e in Ticino e durante altri workshops in Italia. Erano proprio lui e il suo amico cantaor di flamenco Andoni di origine gitana, che si erano accampati sulla spiaggia.  La loro vita appare essere come quella dei gitani che si spostano da un posto all’altro in cerca di opportunità di esibirsi in qualche locale. Raggiungendoli al loro accampamento sulla via del nostro ritorno a Bocas Town, abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad un’improvvisazione in acqua. Qui di seguito potete trovare il video, olé!!

    Chissà se i nostri cammini si incroceranno di nuovo… la vita da viaggiatori ti dà libertà, ma questa non è per nulla scontata, la si deve spesso conquistare superando ostacoli. Grazie a queste esperienze però sviluppiamo sempre di più flessibilità, creatività e improvvisazione. 

    Viaggiando in bus per raggiungere La Fortuna, improvvisamente ci sembra di essere catapultati in Svizzera sul lago dei 4 Cantoni, ma non è un sogno… sul lago Arenal tra le colline verdeggianti si erge un villaggio tipicamente alpino con un ristorante e una pensione, una cappella, due stalle con mucche da latte e delle casette adibite ad appartamenti di vacanza. Se non fosse per i cinguettii degli uccelli esotici e i tucani, sembrerebbe davvero di essere ritornati tra le alpi svizzere.  

    Decidiamo di contattare chi gestisce questo luogo per visitarlo e documentare la loro storia. Silena Moncada, una signora costaricense sposata con Franz Ulrich, uno svizzero del Canton Nidvaldo, ci dà un caloroso benvenuto e inizia subito a raccontare la sua storia.

    Franz Ulrich, trasferitosi in Costa Rica nel 1963 per fare nuove esperienze, è da sempre stato un uomo intraprendente e lavoratore. Infatti, in pochi anni è diventato il “re del caffè”, esportando caffè costaricense in Europa e in altre parti del mondo. Insieme alla moglie Silena, conosciuta in Costa Rica, la quale parla correntemente lo svizzero tedesco e il tedesco, ha perfino gestito un canale televisivo. Nel 1989, stufi della vita frenetica e reduci da una truffa a loro danni, trovandosi i conti bancari svuotati, la famiglia Ulrich non si dette per vinta e iniziò una nuova vita sul lago Arenal.

    A quei tempi avevano solamente una stalla con alcune mucche da latte importate dalla Svizzera e alcune camere al piano superiore. Di turismo non potevano sopravvivere, per questo motivo decidettero di costruire un’altra stalla dove tenere altre mucche, arrivando ad un totale di 160 animali. La produzione di latte è biologica, poiché alle mucche viene dato esclusivamente fieno proveniente dai terreni circostanti, come da tradizione svizzera. Grazie alla vendita di latte alla più grande azienda di latticini locale, riuscirono ad espandere la loro proprietà, costruendo un ristorante tipico alpino con specialità svizzere quali fondue, roesti e spaetzli e ingrandendo la parte alberghiera. L’architettura segue rigorosamente il modello tipico di montagna. Non soddisfatti, si sono messi all’opera per costruirvi una cappella con dipinti sul soffitto e vetrate colorate, nella quale vengono celebrate varie funzioni e sorprendentemente si possono attivare le campane che rintoccano le ore con una precisione svizzera. Oltre alla cappella, Silena ci porta a visitare l’attrazione più stravagante: una stazione del treno in miniatura, ma in piena funzione. I treni sono stati importati sempre dalla Svizzera, i quali risalgono la collina su dei binari che passano sotto a due tunnel, fino a raggiungere la cima. Non è finita qui, perché sulla sommità della montagna la famiglia Ulrich ha pensato di offrire ai visitatori una chicca incredibile: un ristorante panoramico rotante (l’unico in Centro America), dal quale in 45 minuti si può ammirare il paesaggio circostante a 360 gradi. Il panorama da lassù è davvero spettacolare, si può contemplare il lago, le colline verdeggianti, una foresta pluviale con diversi animali e non da ultimo, il vulcano Arenal che fa da sfondo a questo luogo incantato. Ora capiamo perché la famiglia Ulrich abbia voluto stabilirsi proprio in questo posto e creare la loro piccola Helvetia.

    Come ciliegina sulla torta, veniamo gentilmente invitati dalla Signora Silena al ristorante “Los Heroes” per gustare un piatto tipico svizzero: roesti con bratwurst. Dopo aver mangiato tanto riso e fagioli negli ultimi mesi, abbiamo l’acquolina in bocca solamente al pensiero. Abbiamo mangiato più roesti qui in Costa Rica di quanto normalmente ne consumiamo a casa!

    Molto particolari sono i dettagli presenti in ogni struttura che richiamano elementi culturali svizzeri e costaricensi, con l’obiettivo di dare valore ad entrambi i Paesi. In effetti, il Sig. Ulrich una volta disse che la Svizzera gli ha dato un’istruzione e l’educazione, mentre il Costa Rica l’amore.

    Sulla facciata del ristorante e dell’albergo sono rappresentati un eroe svizzero e uno costaricense, da cui appunto il nome del ristorante “Los Heroes”. Winkelried e Santamaria hanno entrambi lottato e sacrificato le loro vite per la pace e il futuro dei loro rispettivi Paesi. Essi rappresentano inoltre il coraggio nelle vite di Silena e Franz, poiché loro stessi hanno dovuto affrontare e superare tante sfide e avversità durante il loro percorso. Possiamo affermare che sono stati degli eroi e ne sono usciti sicuramente vincitori.

    La “pequeña Helvecia” non è stata solamente costruita per necessità e sopravvivenza, ma è un progetto realizzato con grande passione e amore, grazie al duro lavoro della famiglia Ulrich e la collaborazione di altre famiglie costaricensi.

    Sfortunatamente non abbiamo potuto conoscere il signor Franz Ulrich, perché ora riposa al lato della sua cappella, sorvegliando dall’alto la sua tenuta.

    Grazie alla famiglia Ulrich per averci dato l’opportunità di visitare questo angolo di Svizzera in Costa Rica e di poter raccontare questa storia di vita. Questo esempio di migrazione con le sue sfide e soddisfazioni può ispirare tante persone a tirare fuori il coraggio per uscire dalla zona di comfort e ripartire da capo in luoghi e terre sconosciute.

    Bienvenidos a Los Heroes, Costa Rica
    Pequeña Helvecia en Nuevo Arenal, Costa Rica
    Pequeña Helvecia Train Station
    Pequeña Helvecia
    Diana e Frau Silena Ulrich
    Swiss cows at Los Heroes, Arenal
    Swiss cows at Los Heroes, Arenal
    Pequeña Helvecia en Arenal, Costa Rica
    Ristorante rotante en Pequeña Helvecia, Costa Rica
    Lago Arenal, Costa RIca
    Roesti al Hotel Los Heroes en Nuevo Arenal
  • Bienvenidos a Los Heroes, Costa Rica
  • Pequeña Helvecia en Nuevo Arenal, Costa Rica
  • Pequeña Helvecia Train Station
  • Pequeña Helvecia
  • Diana e Frau Silena Ulrich
  • Swiss cows at Los Heroes, Arenal
  • Swiss cows at Los Heroes, Arenal
  • Pequeña Helvecia en Arenal, Costa Rica
  • Ristorante rotante en Pequeña Helvecia, Costa Rica
  • Lago Arenal, Costa RIca
  • Roesti al Hotel Los Heroes en Nuevo Arenal
  • Grazie al nuovo progetto “Mercados Away”, ideato al fine di documentare il lavoro di organizzazioni, associazioni, o artigiani di vari Paesi, abbiamo scoperto che in Costa Rica si coltiva il cacao, con il quale si produce il cioccolato. Ci siamo così messi alla ricerca di piccole imprese, possibilmente organiche, produttrici di questa preziosa materia prima. La prima che ha risposto è stata Rainforest Chocolate, la quale si trova alle pendici del vulcano Arenal nella cittadina La Fortuna.

    Un taxista ci ha spiegato che questo paese debba il suo nome alla grande fortuna di non essere stato distrutto dall’ultima più potente eruzione del vulcano Arenal avvenuta nel 1968. Per volontà dei suoi abitanti, il suo nome venne cambiato dopo essere stata risparmiata dal fuoco e dalla lava. Anche se questo è il più attivo vulcano del Costa Rica, durante il nostro soggiorno a La Fortuna non abbiamo assistito a spettacoli di lava. Forse è meglio che resti dormiente!

    Decidiamo di approfittare della nostra permanenza a La Fortuna per esplorare le sue attrazioni naturalistiche, visto che abbonda di foreste, fiumi, cascate, terme, e animali tropicali. I prezzi per delle escursioni organizzate sono davvero proibitivi per il budget che ci siamo prefissati, per questo motivo, ci organizziamo da sé per andare ad una cascata immersa nella giungla. Ci prepariamo ad affrontare una discesa nella giungla con ben 480 scalini, ma lo sforzo fisico vale la pena, perché davanti a noi si presenta una cascata impressionante che si butta in un bacino immerso totalmente nella foresta verde lussureggiante. Non aspettiamo molto per immergerci nelle sue acque fresche e perdere i nostri sguardi sul paesaggio circostante.

     

    Il cacao veniva usato all’epoca dei Maya, Olmechi e Aztechi come valuta di scambio, per questo motivo era considerato più prezioso dell’oro. Solo i nobili e i regnanti di queste civiltà potevano anche consumarlo sotto forma di bibita e si dice che fosse stato regalato e donato agli uomini da parte degli Dei. Essendo una pianta originaria delle zone tropicali del Centro e Sud America (dal sud del Messico fino al Brasile), le potenze europee dell’epoca della conquista portarono i semi della pianta in altri territori per poter produrre il cacao anche in Asia (Indonesia) e in Africa (Costa d’Avorio, Ghana). Cortez, il conquistador spagnolo che venne per primo a contatto con il popolo azteco ebbe l’onore di provare questa bibita, perché i regnanti aztechi credevano fosse una specie di Dio. All’epoca la bibita era piuttosto amara, poiché l’aggiunta di zucchero venne solamente adottata in Europa per soddisfare altri tipi di gusti e palati. Il cioccolato può essere considerato “puro” e salutare solamente con una percentuale di cacao maggiore del 70%. Tutti gli altri tipi, da quello bianco (non lo si può definire cioccolato) a quello al latte, oltre che ricchi di grassi e zuccheri aggiunti, sono invenzioni per commercializzarlo.

    Rainforest Chocolate Tour non è prettamente una piantagione di cacao e produttrice di cioccolato, bensì è un’impresa turistica creata per illustrare ai visitatori l’origine del cioccolato, la sua coltivazione, fino allo stadio finale di produzione di questo alimento amato in tutto il mondo. Presso il loro stabilimento veniamo accolti con calore e per nostra fortuna (La Fortuna ci porta fortuna), siamo i soli quella mattina, per cui riceviamo un tour privato in cui possiamo documentare tutto il procedimento della produzione dalla A alla Z.

    Qui potete trovare il video che abbiamo realizzato per documentare il processo dal cacao al cioccolato:

    Partiamo da una camminata lungo un sentiero nella natura tipica dell’ecosistema di foresta pluviale, in cui la nostra guida ci mostra come crescono gli alberi di cacao, da cui nasceranno i loro frutti dopo 6 mesi dalla fioritura dei fiori. La piantagione di Rainforest Chocolate ha circa 300 alberi di cacao, i quali non bastano per produrre abbastanza cioccolato per poterlo commercializzare. Per questo motivo, questi frutti vengono utilizzati per lo più per dimostrazioni pratiche durante i tour turistici.

    Una volta raccolto il frutto, si estraggono i suoi semi insieme alla polpa. Assaggiamo questi semi ricoperti da una polpa bianca e il loro gusto è piacevole, tutt’altro gusto rispetto al cioccolato. I semi che sono di dimensione equiparabile ad una mandorla, vengono messi a fermentare insieme alla polpa per circa 7 giorni. Dopodiché vengono essiccati al sole, e in seguito avviene il processo di tostatura che dà l’aroma tipico del cioccolato. Dopo essere stati pestati e macinati, si ottiene una massa granulosa che viene cucinata sul fuoco insieme al burro di cacao. Divenuto quello che è veramente cioccolato, ci viene fatto provare sotto forma di bibita calda e poi a cucchiaiate aggiungendoci altri ingredienti a nostra scelta (noccioline, mandorle, polvere di cocco, vaniglia, arance…) per la gioia dei nostri sensi.

    Indovinate chi sono i più grandi consumatori di cioccolato al mondo? Ebbene siamo noi svizzeri, con una media di quasi 20 chili all’anno, seguiti dai tedeschi con 17,4 chili. Mentre per quanto riguarda la coltivazione di cacao, l’Africa è in testa con il 75% della produzione mondiale (Costa D’Avorio e Ghana). Sebbene il Costa Rica ne produca una quantità limitata, si preferisce puntare piuttosto sulla qualità e la sostenibilità del prodotto, garantendo condizioni di lavoro giusti e salvaguardando l’ambiente da sfruttamenti estensivi ed invasivi.

    Quando andate ad acquistare del cioccolato, fate una ricerca sulla sua origine se potete, e ricordatevi che per essere salutare deve avere almeno un 70% di cacao.

    Vino e cioccolata fondente sono ottimi antidepressivi durante le giornate grigie d’inverno. 

    Lasciamo Andres di Liberia, ripromettendoci di rimanere in contatto, per andare sulla penisola di Guanacaste a riprenderci dalle camminate intense e dal caldo torrido. Dopo un’attenta ricerca della spiaggia più bella e balneabile, nel senso di mare pacato senza troppe onde né correnti pericolose, optiamo per Playa Conchal.

    Nelle sue vicinanze non ci sono hotel a prezzi decenti (tutto davvero troppo caro per le nostre umili tasche), né stanze in affitto su Airbnb, per cui prenotiamo presso un piccolo hotel a Playa Brasilito, la spiaggia accanto. I famosi shuttle organizzati o come li chiamano qui in Latino America “colectivos” in Costa Rica sembrano costare un occhio della testa per distanze anche limitate, allorché decidiamo di spostarci con gli autobus pubblici, lenti ma per fortuna presenti in ogni angolo del Paese.

    Dopo un paio di ore di viaggio, percorrendo circa tra i 70-80 km, giungiamo alla meta e con gioia respiriamo a pieni polmoni aria di mare. Sono passati ormai due mesi dall’ultima volta che abbiamo visto il nostro amico Pacifico, ci trovavamo infatti a Mazunte in Messico.

    Playa Brasilito è costituito da un agglomerato di baracche di legno con tetti in lamiera, tra cui il nostro hotel che però si rivela essere confortevole. Dopo aver sperimentato notti insonni a causa di materassi decadenti e caldo asfissiante, ci rallegriamo di fronte ad un letto comodo e del lusso di avere l’aria condizionata per qualche notte. Questo tipo di viaggio comporta anche rinunce e scelte non sempre comode.

    Playa Brasilito è composta da sabbia nera dovuta a pietra vulcanica ed è spesso frequentata da giovani surfisti locali che si divertono a cavalcare onde di grandezza moderata. Oltrepassando una collinetta immersa nel verde si arriva alla nostra destinazione desiderata: Playa Conchal. Questa spiaggia è invece costituita da sabbia fine bianca, alberi sotto i quali è possibile ripararsi dal sole e fare una siesta, e un’acqua cristallina. Grazie ad una baia naturale, le correnti e le onde normalmente imponenti del Pacifico si disperdono, rendendo questo angolo di paradiso adatto per fare snorkeling e bagnarsi serenamente, senza doversi sempre guardare alle spalle (per non farsi investire dalle onde).

    Playa Conchal - Costa Rica
    Playa Conchal - Costa Rica
    Sunset at Playa Brasilito - Costa Rica
    Sunset at Playa Brasilito - Costa Rica
  • Playa Conchal - Costa Rica
  • Playa Conchal - Costa Rica
  • Sunset at Playa Brasilito - Costa Rica
  • Sunset at Playa Brasilito - Costa Rica
  • Il bello di queste spiagge risiede nel mantenimento della loro naturalezza e dell’estrema cura per tenerle pulite. Il Costa Rica è noto per essere uno dei Paesi più eco-sostenibili al mondo, e possiamo in questo caso vederlo con i nostri occhi. Non vi sono lidi né ombrelloni ad occupare la spiagge, perché sono tutte libere.  Inoltre l’educazione ambientale sembra essere efficace tra i frequentatori dei litorali, poiché non si scorge nemmeno un rifiuto in giro. Complimenti ai costaricensi!

    Un’espressione comune tra i costaricensi è la frase “Pura Vida”, che può essere tradotta in “pieno di vita”, “questo è vivere”, “alla grande”, “vita vera” o viene anche utilizzata come forma di saluto e ringraziamento. Questa espressione denota una certa positività e ottimismo nel loro stile di vita. Interessante è sapere che questa espressione proviene da un film messicano chiamato per l’appunto “Pura Vida!” del 1956. Il protagonista del film usava queste parole in svariate situazioni, così che i costaricensi hanno adottato questa frase utilizzandola in simili circostanze. Infine “pura vida” è entrata a fare parte del linguaggio quotidiano. 

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