About Us

Uno dei nostri sogni é sempre stato quello di viaggiare in lungo e in largo senza avere la pressione di tornare alla routine giornaliera, ma con un senso di libertà assoluto. 

Per questo motivo, abbiamo deciso di lasciare tutto e tutti e partire all'avventura alla scoperta dell'America Latina. 

Dato che questo viaggio é all'insegna della libertà, non vi é un percorso ben definito, questo sarà delineato man mano che avanzeremo, godendoci appieno il tempo e il luogo presente.

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Sulle coste del nord della Colombia Featured

Diana y Lucas 25 November 2015 1068 times

Viaggiare in Colombia non è complicato ed è anche comodo, perché le città principali sono collegate efficientemente grazie a voli low-cost e da una vasta scelta di compagnie di bus.

Per giungere a Cartagena, che si trova sulla costa nord, abbiamo acquistato un volo interno per pochi soldi e la qualità del servizio dell’aerolinea è davvero notevole. Altro che EasyJet o Ryanair! Oltre che avere tanto spazio tra un sedile e l’altro, ogni passeggero ha il lusso di avere un minischermo multimediale davanti a sé. Ma non solo, le bibite ci sono state offerte. Tutto questo per una misera ora di viaggio. Eravamo felici come dei bambini al loro primo viaggio in aereo, o forse perché non eravamo più abituati ad avere comodità dopo avere viaggiato in modo spartano negli ultimi 4 mesi.

Avevamo grandi aspettative di Cartagena, molto elogiata come città storica e coloniale da guide e amici che ci sono stati. Tutto sommato però non ci ha entusiasmati molto, dato anche dal caldo umido insopportabile e avendo assistito per la prima volta (anzi seconda, dopo Cuba) ad una rissa che si poteva facilmente trasformare in un’azzuffata di massa. Il centro storico è sicuramente affascinante grazie al suo stile coloniale spagnolo, ma il grande afflusso di turisti, i negozi tutti simili uno all’altro e la scarsa varietà nella ristorazione rendono Cartagena una destinazione poco attrattiva. Come dice il saggio Terzani, il turismo ha rovinato parecchi luoghi togliendone la sua anima e rendendoli tutti simili. Il Getsemani è un quartiere appena fuori dalle vecchie mura di Cartagena dove vale la pena farsi un giro.  In passato ci abitavano le classi disagiate ed era noto per la prostituzione e la vendita di droga. Oggi si è trasformato in un quartiere vivo e frequentato da ogni tipo di persona. La sera si anima di artisti di strada, venditori ambulanti di frutta e cibo, giovani della città e eterni viaggiatori (neo-hippies nomadi) che si mescolano armoniosamente nella piazza principale scambiandosi due chiacchiere. Abbiamo perfino mangiato la miglior pizza del nostro viaggio, preparata da un giovane studente che di sera si trasforma in pizzaiolo di strada con il suo forno portatile. Ci dice che ha imparato l’arte del mestiere da un italiano, i nostri palati hanno evidentemente riconosciuto subito la familiarità del suo gusto.

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Distrutti dal caldo, ci dirigiamo verso est in cerca di una bella spiaggia dove potersi rinfrescare. Ci fermiamo in un villaggio di pescatori nei pressi di Santa Marta, alloggiando da una coppia colombiana-spagnola. Vista la pace e la tranquillità di questa baia, ci rimaniamo almeno per un paio di giorni per riprenderci fisicamente dai continui spostamenti. La vita da nomade e viaggiatore è stancante, poiché il corpo e la mente sono costantemente esposti a nuovi stimoli, a climi e ambienti diversi. Di conseguenza lo stato di allerta e attenzione rimane costantemente alto, facendoci consumare parecchie energie.

Il parco naturale Tayrona, una zona protetta che si trova accanto a Taganga, il villaggio in cui alloggiamo, è diventata un’attrazione turistica nazionale e internazionale. L’area ha una notevole biodiversità in fauna e flora, ed è specialmente visitata per le sue acque cristalline e le spiagge selvagge. I suoi abitanti, una comunità di indigeni Kogi, si sono ribellati al turismo di massa richiedendo alle autorità colombiane di chiudere il parco per il mese intero di novembre, ma vorrebbero estendere il periodo di chiusura per sempre. I motivi iguardano problemi legati alla sostenibilità e all’ambiente, compromessi dal forte afflusso di visitatori e dalla quantità di rifiuti lasciati dagli stessi. La spiritualità di questi luoghi viene anch’essa intaccata, così che durante il mese di chiusura i Kogi si stanno occupando di purificare il parco sia fisicamente che spiritualmente. Finché non ci sarà una profonda consapevolezza che l’uomo è strettamente legato alla natura e fa parte di essa, continuando a non rispettare “Pachamama” (madre natura per gli indigeni), ci si farà solo del male.

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Oltrepassando il parco Tayrona in bus, ci spingiamo fino alla regione più a est del Paese, chiamata la Guajira. Questa regione è arida e desertica, per cui l’acqua è rara e scarseggia. La popolazione indigena Wayuu originaria di questa regione che si estende fino al Venezuela sta attualmente lottando contro la siccità e parecchie persone sono purtroppo già decedute a causa del cambiamento climatico. Visto il nostro interessamento all’artigianato locale, abbiamo contattato una fondazione che si occupa di commercio equo-solidale a beneficio delle comunità Wayuu. Per questo motivo, abbiamo fatto di Riohacha, la nostra base per alcune settimane, al fine di documentare i progetti in corso di questa organizzazione e dare un nostro contributo in alcune attività di promozione. I dettagli seguiranno presto.

Last modified on Tuesday, 22 December 2015 20:00

 

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