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Mas de Atitlán Featured

Diana y Lucas 18 September 2015 747 times
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Inizialmente il nostro piano di viaggio prevedeva di pernottare a Panajachel sul lago di Atitlán solamente per alcune notti, giusto il tempo necessario per visitare qualche paesino e villaggio intorno al lago e goderci un po’ di tranquillità e natura.  Invece, ci siamo ritrovati a prolungare il nostro soggiorno per ben 3 volte presso “Casa Cakchiquel”. Oltre alla buona energia di questa casa, il motivo principale per cui abbiamo deciso di stare più a lungo è l’aver fatto conoscenza dell’organizzazione Trece Hilos/Thirteen Threads e quindi di esserci messi a loro disposizione per promuovere i loro progetti e attività.

Durante i giorni passati a “Pana” (nome abbreviato che si utilizza tra gli abitanti di Panajachel), ci siamo messi all’opera per documentare prima di tutto l’attività di artigianato tessile delle donne maya facenti parte di comunità rurali. Abbiamo avuto l’opportunità di andare a visitare in un villaggio tra le montagne della regione circostante, un gruppo di donne e osservare da vicino passo dopo passo come viene prodotto a mano un tessuto, grazie alla tecnica tipica del telaio a cintura. I disegni, ci spiega Alicia, una collaboratrice dell’organizzazione, hanno un significato ben definito e vengono trasmessi da generazione a generazione per preservare la tradizione ancestrale. Il viaggio per arrivare e tornare da questa comunità è stato abbastanza complicato, a causa dei vari cambi di bus (i famosi chickenbus colorati) e di un blocco stradale avviato da parte di alcuni abitanti di un villaggio che protestavano contro i risultati delle ultime elezioni, a loro avviso non validi per frode. Abbiamo camminato per circa 15 minuti tra folle di persone sedute ai bordi della strada per passare da un bus all’altro, si percepiva chiaramente una certa tensione nell’aria.

A “Pana” spiccano residenti pensionati provenienti per lo più dagli Stati Uniti. Li si vedono spesso e volentieri seduti nei caffè della cittadina a gruppi o individualmente, parlandosi animatamente davanti ad una tazza di caffè americano e salutandosi da lontano con un “Hey Bill!”. Sicuramente il lago di Atitlán è una valida alternativa alla Florida, grazie ad un clima mite e primaverile tutto l’anno e un’atmosfera da paese tranquillo. Non è nemmeno da escludere il fattore economico, per cui il costo della vita è nettamente inferiore rispetto ai paesi sviluppati del nord. Oltre ai pensionati, vi sono parecchi cani lasciati liberi che vagano tra le strade in cerca di qualche boccone o dormienti sui marciapiedi, in mezzo alla strada e perfino nei ristoranti accanto ai tavoli. Per essere cani randagi sembrano essere in gran forma e pacifici, forse percepiscono quest’atmosfera serena e positiva.

Tra qualche ora spesa al giorno per aiutare l’organizzazione, riusciamo anche a visitare altri villaggi che attorniano il lago, tra cui San Pedro. Questo paese è animato da tanti bar e ristoranti sempre a scopo di turismo, ma a differenza di “Pana” sembrano esserci più giovani backpackers. Una colonia di giovani israeliani sembra si sia installata da queste parti, dato che vediamo una moltitudine di bar, ristoranti e altri servizi come agenzie di viaggio gestite dagli stessi e con insegne in ebraico. Nella parte superiore del paese vivono invece i guatemaltechi, sulle cui case troneggiano inni a Gesù e a Dio, quasi come slogan pubblicitari.

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Il 15 settembre si celebra il giorno d’indipendenza del Guatemala, festeggiato con tante parate e orgoglio nazionale. Il dominio coloniale spagnolo è durato quasi 300 anni (1523-1821), per cui si spiega questa passione e orgoglio nell’aver vissuto e superato una storia tanto turbolenta. Anche se non siamo mai stati fan di parate e altre dimostrazioni di orgoglio nazionale, ma la sfilata a cui abbiamo assistito ci ha colpiti parecchio. Bambini e ragazzi di ogni età di diverse scuole hanno sfilato con abiti tradizionali guatemaltechi, bande di giovani suonavano ogni sorta di strumento camminando per le vie, sbandieratori e insegne con lodi alla libertà, indipendenza, rispetto e educazione, tutti grandi ideali che speriamo di cuore vengano veramente applicati nel presente e futuro di questa bella terra.

Oltre alle numerose sfilate, c’è un’altra tradizione particolare che risale alla notte prima del giorno storico: il 14 settembre 1821, un’eroina dell’indipendenza Maria Dolores Bedoy corse per le strade e vie del Guatemala con una lanterna come simbolo di speranza per una nazione libera da domini esterni. Tutt’oggi viene ricordata grazie a partecipanti, generalmente in età scolastica o universitaria, che insieme coprono una distanza di 350 km circa, passandosi la torcia da un comune all’altro. Questo avvenimento che simboleggia per l’appunto la torcia dell’indipendenza, viene ricordato e celebrato nello stesso giorno anche negli altri 4 Paesi del Centro America, quali Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica.

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