About Us

Uno dei nostri sogni é sempre stato quello di viaggiare in lungo e in largo senza avere la pressione di tornare alla routine giornaliera, ma con un senso di libertà assoluto. 

Per questo motivo, abbiamo deciso di lasciare tutto e tutti e partire all'avventura alla scoperta dell'America Latina. 

Dato che questo viaggio é all'insegna della libertà, non vi é un percorso ben definito, questo sarà delineato man mano che avanzeremo, godendoci appieno il tempo e il luogo presente.

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Diana e Lucas 20 April 2016 2229 times

Dopo quasi 20’000 km in 9 mesi di viaggio, tra spostamenti in bus, auto, barche, bici taxi, moto taxi, carrozze trainate da cavalli e aerei, siamo finalmente giunti alla nostra meta simbolica: Ushuaia nella Terra del Fuoco!

Questo traguardo rappresenta la realizzazione di un sogno, concretizzatosi già a partire della decisione di lasciare lavoro, casa, amici e famiglia. Ringraziamo a questo proposito le nostre famiglie, parenti e amici per averci sostenuto e aver contribuito alla realizzazione di quest’avventura!

La Terra del Fuoco è la provincia più a sud dell’Argentina, un arcipelago separato dal continente attraverso lo stretto di Magellano. Per arrivarci via terra dal resto della Patagonia, la strada è lunga e abbastanza complicata a causa dell’attraversamento della frontiera cilena e il viaggio in traghetto. Decidiamo in questo caso di prendere un aereo, avendo già trascorso molte ore in bus.

Ushuaia è la capitale della provincia della Terra del Fuoco e considerata la città più a sud del mondo. Il suo nome deriva dalla lingua yagan della popolazione nativa degli Yamana che vivevano in queste zone tra Cile ed Argentina, e vuole significare: ush (in fondo) e waia (baia), ovvero baia profonda o in fondo. Purtroppo le popolazioni native furono decimate a causa di malattie portate dagli occidentali e stermini veri e propri a fini territoriali.

La costruzione di un carcere di alta sicurezza agli inizi del `900 voluto dal governo per inviarvi i criminali più pericolosi e recidivi e in determinati anni anche prigionieri politici, permise lo sviluppo della città di Ushuaia.  A quei tempi le terre del sud erano considerate “deserte” anche se ci vivevano le popolazioni native. I carcerati stessi costruirono la prigione. Nel presidio militare che ora è diventato un museo sono particolarmente interessanti le storie dei detenuti, come quella di Cayetano Santos Godino, meglio conosciuto come il Petiso Orejudo (il piccoletto orecchiuto). Era un sedicenne psicopatico dalle orecchie assai pronunciate che aveva seminato terrore a Buenos Aires nel 1912 per una serie di omicidi di bambini. Il penitenziario rimase in funzione fino a quasi la metà del ‘900, dopodiché fu chiuso a causa delle condizioni poco umane e poco salutari. Visitando la parte originale del presidio ci si fa un’idea delle condizioni in cui vivevano: celle piccole ed esposte alle intemperie.

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Questa cittadina portuale è ora un polo turistico importante. Ha un suo fascino particolare, grazie alle sue case in stile patagonico e finlandese. Lo stile patagonico utilizza lamiere per ricoprire pareti e tetti in modo da trattenere il poco calore del sole durante le ore più calde della giornata. Infatti, la temperatura media annuale ad Ushuaia è attorno ai 10 gradi. Il canale Beagle che si estende davanti al porto fino ad arrivare in Cile e all’oceano Atlantico ospita vari animali di questo ecosistema quasi antartico, quali cormorani, pinguini e leoni marini. Noi abbiamo la fortuna di avvistare colonie di cormorani e leoni marini e qualche pinguino disperso qua e là. I pinguini normalmente migrano dall’Antartico alla Terra del Fuoco e viceversa, poiché il continente bianco si trova a circa 1000 km dalla Terra del Fuoco, meno distante rispetto a Buenos Aires, capitale dell’Argentina.

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La vegetazione patagonica ha tutta una sua bellezza e in autunno (marzo-giugno) si colora di giallo, arancio, e rosso. Una storia bizzarra e curiosa (veritiera) sulla Patagonia racconta che negli anni `40 dei canadesi importarono 26 coppie di castori per poter sviluppare un’industria di pelli in Argentina. Il piano non si materializzò mai, ma in compenso questi castori si riprodussero a tal punto da invadere l’intero territorio patagonico, con il conseguente cambiamento dell’ecosistema della Terra del Fuoco. Intere aree boschive furono distrutte a causa della creazione di dighe da parte dei castori e inondazioni. Gli alberi in Patagonia non resistono all’acqua e non crescono così velocemente come succede in Canada. Inoltre, non esistono predatori in queste zone che si nutrano di questi animali, facendo sì che il numero di castori aumenti esponenzialmente ogni anno.

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Si è pensato a molte soluzioni al riguardo, tra cui la possibilità di introdurre la carne di castoro nelle specialità locali e alla caccia sovvenzionata dalla provincia per equilibrare l’ecosistema. Sicuramente è interessante e affascinante osservare le capacità ingegneristiche di queste creature che lavorano instancabilmente nella costruzione di dighe.

Anche qui l’ospitalità argentina si è dimostrata essere vincente: amici di papà Oscar, Carlos e Laura ci hanno gentilmente messo a disposizione la loro casa mentre erano in vacanza e i loro rispettivi amici Kuki e “il Tano” ci hanno fatto da guide turistiche, portandoci ad ammirare le bellezze della Tierra del Fuego. Non potevamo chiedere di meglio, tutto questo è stato possibile grazie a queste meravigliose persone!

Il viaggio non termina ad Ushuaia, non siamo ancora pronti per tornare alla vita sedentaria. Quindi si prosegue a nord sulla costa atlantica. Proxima estación, Buenos Aires! 

Last modified on Wednesday, 20 April 2016 03:30

 

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