About Us

Uno dei nostri sogni é sempre stato quello di viaggiare in lungo e in largo senza avere la pressione di tornare alla routine giornaliera, ma con un senso di libertà assoluto. 

Per questo motivo, abbiamo deciso di lasciare tutto e tutti e partire all'avventura alla scoperta dell'America Latina. 

Dato che questo viaggio é all'insegna della libertà, non vi é un percorso ben definito, questo sarà delineato man mano che avanzeremo, godendoci appieno il tempo e il luogo presente.

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Que chevere Bogotà! Featured

Diana y Lucas 11 December 2015 785 times

Oltre alle sfide di logistica, questo viaggio ci ha anche regalato ostacoli in termini di salute fisica. Ne La Guajira colombiana abbiamo entrambi contratto una lieve forma di “chikungunya” chiamata “zika”, ovvero un virus causato dalla puntura di zanzare. I sintomi consistono in una leggera febbre, gli occhi diventano vampireschi e la comparsa di macchie rosse su tutto il corpo fanno impazzire dal prurito. La malattia scompare dopo 7 giorni, ma può tornare più volte se si viene punti nuovamente dallo stesso tipo di zanzara (bastarda!).

Arrivati a Bogotà subiamo uno choc termico e climatico, passando dai 30 gradi di Riohacha agli scarsi 16 di media della capitale colombiana. La sua altura di 2600m sul livello del mare a volte si fa sentire e per questo proviamo per la prima volta il tè di coca, fatto con le foglie di coca che gli indigeni utilizzano per fare fronte ai disagi provocati dall’altitudine. Il suo sapore assomiglia molto a quello della camomilla e non siamo veramente sicuri che il tè assaggiato abbia avuto gli effetti desiderati. Niente paura, non abbiamo subito alcun effetto allucinogeno!

Bogotà non è una città di quelle di cui ci si innamora al primo sguardo, bensì è una di quelle da scoprire lentamente e in profondità per poterla apprezzare veramente. Le sue dimensioni enormi ed estese hanno fatto sì che venissero creati diversi quartieri, uno diverso dall’altro. Un aspetto curioso di Bogotà è la sua suddivisione secondo un criterio di strati sociali, partendo dall’1 che corrisponde a quello più povero arrivando al numero 6. I quartieri più indigenti si trovano a sud della città, mentre quelli più altolocati a nord. Questa separazione è comune nelle città colombiane ed è anche fonte di contestazione, poiché non favorisce di certo un’integrazione sociale.

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Avendo modo di incontrare e conoscere tante persone, abbiamo esteso il nostro soggiorno in città. Le relazioni sociali e di amicizia hanno reso questa tappa del nostro viaggio indimenticabile. Per questo motivo, non possiamo che elogiare questo Paese abitato da gente calorosa e di cuore, a dispetto della sua fama di essere pericoloso per i turisti e stranieri. Pregiudizi e paure a volte ci accompagnano ovunque andiamo, ma quando ci apriamo e ci lasciamo sorprendere dalla realtà che vediamo e viviamo in prima persona, questi sentimenti si trasformano in esperienze positive.

A volte ci piace rileggere una frase di un viaggiatore argentino che sta attualmente viaggiando da oltre 15 anni con sua moglie e i suoi 4 figli, nati ognuno in un Paese diverso. Questa è diventata un po’ il mantra del nostro viaggio:

“If you let your fear take hold, your life will pass you by.”  -  Herman Zapp

In italiano può essere tradotta: “Se lasci che la tua paura prenda piede, la tua vita scivolerà via dalle tue mani”.  Ciò significa di saper gestire questo stato d’animo primordiale con sicurezza e fiducia, senza esserne sopraffatti. Così facendo la vita potrà essere vissuta pienamente e senza rimpianti.

A questo proposito ci piacerebbe condividere un evento accaduto a Riohacha, ne La Guajira. Mentre stavamo tornando a casa da un giorno di volontariato presso la Fondazione Talento Colectivo, due poliziotti ci hanno fermati chiedendoci i nostri documenti. Normalmente abbiamo sempre con noi le fotocopie dei passaporti originali quando ci troviamo fuori casa, mentre in questa occasione per qualche motivo non li avevamo con noi. Allorché ci hanno chiesto di recarci presso il nostro alloggio per controllare i documenti, scortandoci in automobile fino all’appartamento. Fin qui pensavamo fosse prassi usuale e quindi eravamo relativamente tranquilli, anche se l’idea di salire a bordo della loro auto non ci allettava molto. Una volta mostrati i documenti originali, ci hanno in seguito chiesto di andare in centrale con loro per un controllo più approfondito. Alla visione dei nostri passaporti confiscati da uno di loro è subito suonata la campanella d’allarme. Non avevamo altra scelta se non quella di seguirli, onde evitare possibili conseguenze in caso di un eventuale rifiuto di accompagnarli. Sebbene la situazione fosse inusuale e sospettosa, non abbiamo lasciato che la paura prendesse il sopravvento. Calmi e gentili abbiamo risposto alle domande in centrale e dopo poco tempo ci hanno rilasciati senza problemi. Più tardi abbiamo saputo che la direttrice della fondazione vedendoci salire in una macchina della polizia, ha prontamente chiamato la centrale per informarli sulla nostra funzione e situazione a Riohacha. Non sapremo mai quali siano stati i reali motivi dietro a questo eccessivo controllo, forse un tentativo di riscuotere qualche “extra” prima delle festività natalizie o un semplice controllo degli abitanti?

Morale della favola, abbiamo imparato a gestire una situazione di stress, mantenendo un’attitudine tranquilla. Inoltre il legame con la direttrice di Talento Colectivo si è rivelato prezioso, grazie al suo intervento tempestivo in nostro favore.

Non siamo mai soli in questo viaggio, che grande fortuna! Proviamo un’immensa gratitudine per gli amici conosciuti e incontrati in Colombia, i quali ci hanno aiutato in situazioni delicate e di emergenza, e che ci hanno trattati come parte integrante delle loro famiglie.

Vorremmo menzionare Paola Forero di History Travelers che ci ha ospitati amabilmente a Riohacha, facendoci scoprire le meraviglie de La Guajira; Paula Restrepo di Talento Colectivo; Oscar e Ana Maria di Bogotà che ci hanno scarrozzati in giro per la città e aiutati in un’emergenza medica in piena notte; Juan della Fundacion Chasquis che ci ha accolti con calore durante una nostra visita alla fondazione, facendoci conoscere le loro attività per una Colombia più giusta; Ricardo amico di Bogotà che vive in Ticino e grazie al quale abbiamo potuto metterci in contatto con Oscar, Ana Maria e Juan; Giovanni che ci ha affittato l’appartamento a Bogotà e che ci ha fatto partecipare a sorpresa ad una serata di scambio linguistico in un centro culturale; Henry amico ticinese di vecchia data con il quale abbiamo passato un pomeriggio in compagnia, e non da ultimo Mara, un’amica di Atlanta che non vedevamo da anni, la quale si è fermata un giorno in città per lavoro e con la quale abbiamo un grande legame di amicizia che dura nel tempo. Senza queste persone l’esperienza colombiana non poteva essere la stessa!

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Last modified on Tuesday, 22 December 2015 19:59

 

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